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Latte in polvere, come evitare le contaminazioni microbiche

I consigli del Comitato nazionale per la sicurezza alimentare, riguardo le possibili contaminazioni nel latte in polvere.



I consigli del Comitato nazionale per la sicurezza alimentare, riguardo le possibili contaminazioni nel latte in polvere.

Secondo quanto richiesto del Ministero della Salute, il Comitato nazionale per la sicurezza alimentare ha effettuato una valutazione del rischio connesso alla diluizione del latte in polvere per i neonati, formulando alcune raccomandazioni per ridurre le possibilità di contaminazione in fase di preparazione.

Il Cnsa ricorda innanzitutto che le formule liquide offrono maggiori garanzie igieniche di quelle in polvere, che non sono sterili e possono contenere una flora microbica residua. Ciò che la normativa europea vieta è la presenza di Salmonella, Cronobacter sakazakii e altre Enterobacteriaceae.

Per ridurre la possibilità di sviluppo della flora patogena eventualmente già presente nella polvere e per evitare contaminazioni ambientali nella fase di ricostituzione del latte a partire dalla polvere, la Fao e l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) raccomandano di far bollire un litro di acqua del rubinetto, che va fatta poi raffreddare per 30 minuti, fino a quando la sua temperatura scende fino a circa 70°C; a questo punto si preleva il quantitativo necessario di acqua per la ricostituzione del latte in polvere.

A questo si aggiunge la raccomandazione del Cnsa di un’igiene accurata di contenitori, biberon, tettarelle e delle mani di chi opera la ricostituzione. Inoltre, una volta che la temperatura scende al di sotto dei 56°C e più precisamente tra 45°C e 25°C, il latte ricostituito non dovrebbe essere mantenuto a temperatura di refrigerazione (tra 5°C e 0°C) per più di 4 ore; per maggiore precauzione, dopo ogni poppata, ne andrebbe eliminata ogni rimanenza.

Fonte: https://ilfattoalimentare.it/



Pubblicato il 09/11/2018 in Sicurezza ed igiene alimentare

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